La chiesa parrocchiale di Gaiarine

L’architettura ieri e oggi

La corte parrocchiale di San Tomaso di Gaiarine da una riproduzione di un disegno del 1700. Vi figura la seguente scritta:
Cortivo, horto et case parochial, tra questi confini: a mattina ill.mmo sig. Conte Ferdinando. A mezzodì il cimiterio, a sera strada consortiva, et alli monti Conte Ferdinando.
Fonte: libro “Gaiarine i luoghi dello spirito”

La Chiesa Parrocchiale di San Tomaso e di San Zaccaria di Gaiarine si presenta al visitatore come un grande fabbricato avente la forma di una croce latina preceduto, sul lato sinistro, dal campanile. Sul lato destro si trova un altro fabbricato adibito a canonica.

I più importanti lavori interessano principalmente tre periodi storici.

Primo periodo:
tra il XII secolo e la prima metà del XIII secolo

Il primo impianto ha comportato l’elevazione di un fabbricato di piccole dimensioni, sufficiente a contenere i pochi abitanti del villaggio.
All’epoca il territorio è dei Conti di Prata e di Porcia (dal 1192) per investitura di Gotofredo, Patriarca di Aquileia, a Veceleto di Prata di tutte le terre adiacenti il fiume Livenza e per la parte veneta, fino “alla fossa Cigana”.

L’edificio è certamente esistente il 20 dicembre 1295 ed il Verci1 ricorda che Gerardo da Camino acquistava, da Garsendolo Cavaliere da Prata e da Varnerio Biondo da Ragonea (Ragogna), dei terreni [… ]
La data esatta della fondazione non è conosciuta anche secondo quanto affermato dal Rettore della Chiesa, Don Andrea Gaiotto, il quale nel 1641 lamenta “che non si trova il tempo della fondazione né con quale autorità”. In ordine alla prima costruzione non si hanno neppure notizie per quanto riguarda la forma architettonica e la funzionalità del tempio.

Secondo periodo:
tra la metà del XVI e il XIX secolo

Il secondo periodo vede il totale rifacimento della Chiesa, ampliata e rialzata, per la sua probabile vetustà e per l’incremento della popolazione; “gli homini de la Commun di Gajarine volens fabricari Capellam maiorem Ecclesiae”.
Si legge infatti che in data 27 aprile 1547 i parrocchiani ottengono dal Conte Scipione di Porcia e Brugnera, giurisdicente del territorio, nonché proprietario di quasi tutti i terreni, un fondo attiguo al sagrato da permutare con altro comunale ubicato “appresso un campo della Chiesa et confina appresso Alessio de Ambrogio Milanese, posto a Meggiogiorno et a sera il Commun, a monte la Cigana, a matina terra della Chiesa, della quale la Signoria del Conte Scipione è patron […]”

La Chiesa fu così ricostruita, ampliata e rialzata verso l’anno 1550 (Archivio Diocesano-Gaiarine: Relazione visite pastorali) secondo i canoni edilizi e religiosi dell’epoca. Fu benedetta “quale nuova Chiesa moderna “ il 30 ottobre 1559.

La “Corte parrocchiale” di San Tomaso di Gaiarine.
1839, dal verbale d’investitura del Parroco Don Giacomo Toffoli.
1950, da una planimetria
Fonte: libro “Gaiarine i luoghi dello spirito”

La figura sopra riportata dovrebbe rappresentare la corte parrocchiale dopo il 1559, in quanto non si hanno notizie di altri interventi tra questa data al 1700, anno in cui è stata redatta la pregevole raffigurazione.

Il complesso è confinante a nord e ovest con la proprietà dei conti di Porcia e Brugnera, a sud ed est con la strada pubblica consortiva; è circondato da un muro di cinta che al lato nord comprende una via di collegamento tra la piazza e il complesso cimiteriale attraversando Borgo Morsan. Detta via oggi è scomparsa per la chiusura dell’accesso, così come sono scomparse altre stradine che facilitavano l’accesso alla Chiesa e al Cimitero […]

L’edificio religioso era orientato ad Est nel senso opposto all’attuale e vi si accedeva attraverso il cimitero per due entrate passando anche sotto il campanile, provenendo dalla strada a mezzo di due cancelli.

La “corte” interessava anche la canonica, il cortile, l’orto, le case coloniche e la stalla con il tetto di paglia. È interessante notare l’entrata attraverso il campanile secondo una consuetudine tipica dell’epoca e la cui caratteristica si riscontra ancora in qualche altra parrocchia della zona.

Tra l’Ottocento e i primi del Novecento: interventi di restauro

Nel corso degli anni la Chiesa subisce altri importanti interventi che però non mutano la sua struttura; viene restaurato il soffitto e si ricavano altri altari, si opera nella parte ornamentale del coro e vengono effettuate altre modifiche interne i cui lavori (1840) sono finanziati con la donazione di mille Ducati lasciati da Teresa Soler. Si rinnova la porta maggior e i banchi, si apprestano altri lavori sul tetto, si rinnovano i gradini degli altari di Sant’Antonio e di Santa Francesca Romana.

Nell’anno 1882, il pavimento viene rinnovato, ed è costruita la Cappella del Battistero tramite lo stuccatore Spagnol Eliseo per la spesa di lire 153,70.

Altri lavori seguirono sia nel secolo passato (cfr XIX secolo) che in quello presente (cfr XX secolo), come la Cappella Espiatoria, dotata di un prezioso crocifisso e benedetta il 2 novembre 1921.

La chiesa di Gaiarine nel 1916
Fonte: Archivio Fotostorico Bianchin Paolino

La chiesa di Gaiarine nel 1918 (Giorgio Cerolin)

1970 – Gaiarine: Interno della chiesa parrocchiale; fa bella mostra la corona sopra l’altare.
Fonte: libro “Gaiarine i luoghi dello spirito”

Terzo periodo: il XX secolo

La Chiesa ricostruita nel secondo periodo e con i successivi notevoli interventi edilizi viene ritenuta funzionale fino al 1927 quando i Fabbricieri Giobatta Mattiuzzi, Fortunato Carnelos ed Antonio Andreetta, ritenendo che il popolo non potesse più essere contenuto nell’ esistente edificio, chiedono l’autorizzazione per un ampliamento usufruendo, in parte, del terreno dell’ex cimitero parrocchiale già trasferito a San Rocco per disposizioni del governo.

I lavori relativi al terzo periodo hanno inizio il 18 luglio 1927, con l’Arciprete Don Luigi Cappello, su progetto dell’Architetto Domenico Rupolo, stimato professionista e specializzato in tali opere (progettò anche la Chiesa Arcipretale ed il Campanile di Pieve di Soligo) e la direzione dell’Ing. Angelo Riello e terminano nel 1937.

L’opera ultimata è pregevole, moderna e funzionale, l’edificio cambia completamente: l’orientamento dalla direzione est passa alla direzione ovest; l’altare maggiore viene trasferito nella parte nuova della Chiesa sotto la cupola e viene impreziosito da una soprastante corona aurea donata nel 1885 dalla Confraternita dei Cappati, del costo di lire 200 come ricordato dall’allora parroco Don Antonio Casagrande, dal Priore della Confraternita Pietro Rosolen e dal Vicepriore Pietro Alpago.

La corona è stata da anni dimessa e giace nel magazzino della chiesa.
Il Presbiterio, cambiando orientamento, lascia posto alla porta maggiore che forma l’accesso ufficiale coadiuvato da altre due aperture poste ai lati del transetto.

Il Parroco Don Luigi Cappello, nello Stato Patrimoniale del Beni Ecclesiastici (15 gennaio 1930), afferma che l’architettura interna ed esterna, è di stile romanico fino all’ultimo intervento. Invece il Parroco Don Ferruccio Gerlin, in altro analogo documento del 1946, dichiara che lo stile è neo classico. […]

Dieci giorni dopo l’inizio dei lavori (cfr 28 luglio 1927) viene benedetta la prima pietra con la presenza del Vescovo Mons. Eugenio Beccegato, il Clero e numerosissimo popolo. Il Vescovo nella sua omelia porge gli auguri di buon lavoro assicurando la sua presenza per la consacrazione della Chiesa ampliata.

I lavori proseguono con enorme sacrificio della Parrocchia e dei fedeli, permettendo l’apertura della Cappella il 28 ottobre 1928. Negli anni che seguono vi è la costruzione dei soffitti, ultimati il 24 ottobre1937. Il 30 aprile 1938 è demolito il vecchio coro, nel 1940 la sacrestia è ultimata. Nel 1944 sono poste in opera le balaustre in marmo con relative gradinate e pavimentazione del coro.

Nel 1945 viene aperta la cripta del Battistero con la dotazione di una terracotta rappresentante il Battesimo di Gesù, opera dello scultore gaiarinese Battista Pianca, viene demolita la grotta del Crocefisso e ricostruita la Cappella con rivestimento marmoreo.

1995 – Il Battistero (Laura Vicini – 2020)

La navata centrale (Laura Vicini – 2020)

Le caratteristiche della Chiesa di San Tomaso di Canterbury prima degli ultimi restauri, avvenuti tra il 2002 e il 2009

Le caratteristiche della Chiesa di San Tomaso vengono descritte dal geom. Ezio Berlese.

L’assetto urbanistico ed architettonico della Chiesa parrocchiale di San Tomaso di Canterbury deriva dagli interventi di restauro, ricostruzione ed ampliamento che dal 1927 al 1938 sconvolsero l’impianto e l’orientamento della piccola chiesa cinquecentesca precedente.

Il progetto elaborato dall’architetto Domenico Rupolo prevedeva l’inversione dell’orientamento, le conseguenti demolizioni del coro ottocentesco, la demolizione del nuovo prospetto con la porta maggiore sul nuovo sagrato, la costruzione del nuovo coro preceduto dallo spazioso transetto con sovrastante tamburo e cupola ottagonale rivestita in rame.

La sensazione percettiva che suscita l’esterno piuttosto spoglio è contraddetta dall’austera sacralità interna che scaturisce dall’armonia degli elementi architettonici anche se inseriti in una grigia, opaca penombra.
L’unica ampia
navata con volta a botte è ritmata lateralmente dalla sequenza delle arcate delle cappelle minori intervallate da paraste corinzie, singolarmente piegate ad entasis reggenti l’alto fregio perimetrale. La pavimentazione originale risalente al 1882 è in terrazzo alla veneziana con inerti di bordiglio, bianco di Carrara, rosso di Verona di granulometria media.

Interno della chiesa, dopo gli ultimi lavori di restauro. (Laura Vicini – 2020)

Si accede all’altare maggiore dalla gradinata in marmo rosso di Verona. Il Presbiterio, pavimentato a scacchiera, è parzialmente delimitato dalle balaustre laterali in marmo bianco.
Oltre l’
altare maggiore, intarsiato con marmi policromi e la teoria emiciclica di colonne che reggono la cupola absidale, una grande pala cinquecentesca rappresenta la Madonna con Bimbo assunto in cielo, tra gli angeli e i Santi Zaccaria e Tomaso di Canterbury.

Entrando, sul lato destro, la prima cappella laterale con altare è dedicata a Sant’Antonio da Padova ed il dipinto sovrastante rappresenta Sant’ Antonio di fronte all’apparizione del Pargolo.
Segue la cripta del battistero cinquecentesco composta dal catino in pietra bianca scolpita e la copertura lignea ottagonale contraddistinta inoltre dalla pregevole formella in terracotta raffigurante il battesimo di Gesù. Il terzo altare è dedicato a San Giuseppe.

Sulla sinistra è collocato l’altare della famiglia Pera, con la sovrastante icona raffigurante Santa Francesca Romana e San Carlo Borromeo, quindi la Cappella espiatoria con altare, il crocifisso ligneo e l’interessante dipinto che rappresenta le tre Marie.

Il pregevole altare della Beata Vergine del Rosario, finemente intarsiato con marmi policromi e completato dalla bella pala della Madonna con Bambino, chiude l’elencazione delle mense sacre”.

Interno della Chiesa con vista del Presbiterio, dopo gli ultimi lavori di restauro. In fondo, l’altare maggiore; al centro, sotto l’asse della cupola, il nuovo altare della mensa.
(Laura Vicini – 2020)

Consacrazione della chiesa

Prima consacrazione: 7 luglio 1443

La Chiesa Parrocchiale di San Tomaso di Canterbury di Gaiarine unitamente al “cim- iterio”, è consacrata una prima volta il 7 luglio 1443 dal Vescovo di Caorle Mons. Luca, essendo Vescovo di Ceneda Mons. Antonio Correr (1405/1455) e Papa Eugen- io IV, cioè il veneziano Gabriele Condulmer (1383/1447). Nell’occasione si consacra un altare in onore di San Tomaso con le reliquie di San Bartolomeo Apostolo, di San Mauro Abate e di San Cristoforo Martire, ed un secondo altare in onore di San Zac- caria Profeta con le reliquie di San Simone Apostolo e delle Undicimila Vergini. Il Vescovo celebrante concede una indulgenza di quaranta giorni.

È Rettore della Chiesa in quel periodo il Presbitero Michele figlio di Pietro Viel da Parenzo.

Seconda consacrazione: 30 ottobre 1559

Un’ulteriore consacrazione si ha alla fine dei lavori del secondo intervento, nel gior- no 30 ottobre 1559 e ciò insieme ai nuovi altari come appare dalla “ Bolla della consacrazione della Chiesa moderna di San Tomaso di Gajarine”. In questo docu- mento si legge che in nome del Vescovo di Ceneda , il foroiulese Mons. Della Torre Michele ( 1547/1586), il Vescovo di Aureo Mons. Giovanni Francesco de Rubeis, consacra la Chiesa della Villa di Gaiarine in onore dei santi Zaccaria e Tomaso unita- mente ai due altari, cioè il maggiore, in onore dei santi citati, con le reliquie dei santi Ermagora e Fortunato, Gervasio e Protasio e Sant’Agnese Vergine; l’altro, il minore, in onore del Santissimo Corpo del Nostro Signor Gesù Cristo con le reliquie sopra elencate; l’atto fu redatto da Girolamo de Rubeis Notaio e Cancelliere.

È rettore della Chiesa Don Scipion e Conte di Porcia.

Terza e ultima consacrazione: 24 ottobre 1937

La terza ed ultima consacrazione è quella del 24 Ottobre 1937 quando viene bene- detto il nuovo Altare Maggiore da parte del Mons. Eugenio Beccegato, Vescovo di Vittorio Veneto (1917 – 1943).
È parroco della chiesa l’arciprete Don Ferruccio Gerlin.

Era consuetudine nel passato, per dare maggiore solennità alla cerimonia, delegare funzioni pastorali ai Vescovi di altra Diocesi come si evince sia per la consacrazione del 1443 che in quella del 1559.

(Laura Vicini – 2020)