FINE VITA IN VENETO, il Vescovo Battocchio: «Nessuno sia lasciato solo. La dignità non dipende dalla forza fisica»
Dopo il voto del Consiglio regionale del Veneto sulla legge per il suicidio assistito, il pastore di Vittorio Veneto lancia un forte appello alla comunità: «Impegniamoci per far sì che nessuno si senta solo o spinto a darsi la morte».

A seguito dell’approvazione da parte del Consiglio regionale del Veneto della legge sulle procedure per il suicidio medicalmente assistito, il vescovo mons. Riccardo Battocchio ha condiviso una profonda riflessione sulle pagine del settimanale diocesano L’Azione.

Senza entrare nelle dinamiche politiche della legge, il pastore ha voluto rimettere al centro il valore inalienabile della persona e i doveri della comunità cristiana di fronte al mistero della sofferenza e del fine vita.
I punti centrali dell’intervento:
- Curare, non anticipare la morte: Richiamando il documento della Conferenza Episcopale Triveneta, mons. Battocchio ribadisce che il compito primario della sanità e della società civile rimane quello di assistere, curare e alleviare il dolore, mai quello di accelerare il termine della vita.
- Una dignità che non svanisce con la malattia: Il vescovo mette in guardia da una deriva culturale individualista che misura la dignità in base alla forza fisica o alla produttività. «La dignità è di ciascuno in quanto persona umana e non viene mai meno», specialmente nelle fasi di maggiore fragilità.
- L’appello alla prossimità parrocchiale: Viene rilanciato con forza il percorso diocesano “Vivere la prossimità”. L’obiettivo pastorale è chiaro: tessere una rete di relazioni e vicinanza attorno a chi è malato o anziano, affinché non si creino mai quelle condizioni di solitudine e abbandono che spingono una persona a desiderare la morte.
- La vicinanza di Dio e i Sacramenti: Il vescovo esprime profonda gratitudine verso i medici, i sacerdoti e i ministri straordinari della Comunione. Ricorda l’importanza del sostegno spirituale e sacramentale (come l’Eucaristia e l’Unzione degli Infermi) per accogliere “sorella morte” nell’abbraccio misericordioso di Dio, che non esclude nessuno, nemmeno chi compie scelte tragiche.
- Un invito alla riflessione per i laici: Il messaggio si conclude con un appello laico e responsabile rivolto anche a chi non crede, invitando a riflettere sulle possibili conseguenze negative di leggi che rischiano di allargare pericolosamente i confini di ciò che viene considerato lecito nel dare o darsi la morte.
(fonte: Settimanale L’Azione del 13 settembre 2026 – soli abbonati)
Fine vita, il presidente Stefani: «Nessun vuoto normativo, la nuova legge introduce garanzie e tutele»
Approvato a Palazzo Ferro Fini il testo sul suicidio assistito. Ecco i quattro requisiti clinici e legali obbligatori per i pazienti e le novità del percorso sanitario veneto.

VENEZIA – Con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 4 astenuti, il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge sulle procedure per l’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito. Intervistato sulle pagine del settimanale L’Azione, il presidente della Regione, Alberto Stefani, ha rivendicato la scelta di intervenire in prima persona per normare una materia complessa e superare l’arbitrio delle singole Ulss.
«Moltissime persone parlano di questi temi senza conoscerli – ha precisato il governatore –. Qui parliamo di autosomministrazione e non di eutanasia (eterosomministrazione)». Stefani ha sottolineato come il nuovo testo introduca tutele prima assenti, tra cui l’istituzione di un Comitato bioetico regionale, l’obbligo del supporto psicologico e il parere rafforzato del medico palliativista. Proprio sul fronte delle cure palliative, la Regione ha annunciato un piano di potenziamento strategico per rispondere all’obbligo nazionale di coprire almeno il 90% del fabbisogno entro il 2028.
I quattro requisiti obbligatori per l’accesso
Il testo legislativo veneto recepisce la storica sentenza “Dj Fabo” della Corte Costituzionale. Per poter attivare l’iter assistenziale, la Commissione medica permanente dell’Ulss dovrà verificare la compresenza di quattro precisi requisiti:
- Patologia irreversibile: Il paziente deve essere affetto da una malattia per la quale non esistono opzioni di guarigione o trattamenti risolutivi.
- Sofferenze intollerabili: La persona deve riscontrare sofferenze fisiche o psicologiche ritenute totalmente insostenibili.
- Dipendenza da trattamenti vitali: È necessaria la dipendenza del malato da trattamenti di sostegno medico per il mantenimento in vita.
- Capacità di intendere e volere: Il richiedente deve trovarsi in una condizione di piena capacità cognitiva, tale da consentire una decisione libera, consapevole e autonoma.
(fonte: Settimanale L’Azione del 13 settembre 2026 – soli abbonati)

La legge stabilisce infine l’assoluta volontarietà del personale sanitario, tutelando l’obiezione di coscienza di medici e infermieri, e prevede che il farmaco sia esclusivamente autosomministrato dal paziente.

