Custodire la persona umana: una profezia di pace e di dignità
L’8 ottobre 2026, a Torino, il vescovo Riccardo ha approfondito l’enciclica Magnifica humanitas di papa Leone XIV, richiamando la comunità cristiana a discernere tra visioni tecnocratiche e proposta evangelica

L’8 ottobre 2026, il vescovo di Vittorio Veneto, mons. Riccardo Battocchio, è intervenuto a Torino in occasione dell’Inaugurazione dell’Anno Accademico 2026-2027 delle Facoltà teologiche torinesi, presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. Nel suo intervento, intitolato «Magnifica humanitas. Profezie tecnocratiche e profezia evangelica», ha proposto un approfondimento dell’omonima enciclica di papa Leone XIV. Il messaggio fondamentale è la custodia della dignità di ogni persona, in particolare di fronte a visioni culturali e tecnologiche che rischiano di ridurre l’essere umano a dato, funzione o strumento.

- Profezie a confronto. Le visioni tecnocratiche possono immaginare un futuro selettivo, nel quale non tutti ricevono uguale tutela. La profezia evangelica afferma invece la pari dignità di ogni persona.
- L’enciclica come profezia sociale. Magnifica humanitas contrasta la logica amico-nemico e l’idea di un’umanità composta da individui intercambiabili, mossi esclusivamente dal proprio interesse. La dottrina sociale della Chiesa propone una visione relazionale e comunitaria della persona.
- Il discernimento necessario. Di fronte alle diverse prospettive sul futuro, è necessario distinguere ciò che promuove autenticamente la vita umana da ciò che genera esclusione, violenza o disuguaglianza.
- Un sano realismo per la pace. Il realismo non è rassegnazione alla guerra. Significa considerare interessi, paure e rapporti di forza per costruire percorsi concreti: istituzioni affidabili, garanzie verificabili, negoziati pazienti, prevenzione dei conflitti e protezione dei civili.
- Il contributo della teologia. La teologia aiuta a comprendere la profezia evangelica e offre criteri per leggere criticamente le sfide contemporanee, soprattutto nel rapporto tra tecnologia, potere e dignità umana.
- La centralità del corpo. Le intelligenze artificiali non hanno esperienza vissuta né corporeità: non conoscono dall’interno dolore, gioia, amore, lavoro, amicizia e responsabilità. La persona non può quindi essere ridotta a informazioni o prestazioni.
- Custodire corpi e relazioni. Riconoscere la fragilità e la vulnerabilità dei corpi significa proteggerli da ogni violenza e favorire luoghi di incontro pacifico, capaci di generare relazioni e istituzioni buone.
La profezia evangelica indicata dal vescovo richiama così a costruire una società fondata
sulla cura, sulla pace e sulla responsabilità condivisa.
(fonte: L’Azione.it del 18.10.2026, soli abbonati)


