Don Giuseppe Faè, l’eredità del coraggio: aperta a villa Altan la mostra in suo ricordo – Ultimi giorni da giovedì 26 a sabato 28 marzo

Dopo la chiusura per Referendum, la mostra riprenderà nei seguenti giorni:
- Giovedì 26 marzo: 15.00 – 19.00
- Venerdì 27 marzo: 8.30 – 13.30
- Sabato 28 marzo: 15.30 – 18.00

“Mai avere paura di avere coraggio”: inaugurata la mostra in ricordo di don Giuseppe Faè
Grande partecipazione a Campomolino, venerdì 13 marzo, per l’inaugurazione della mostra fotografica “Mai avere paura di avere coraggio”, ospitata nella Biblioteca comunale, a Villa Altan, dedicata a don Giuseppe Faè, originario del luogo.
di Arianna Ceschin – sabato, 14 Marzo 2026

Mons. Giuseppe Faè
La sala scelta di Villa Altan (sede della biblioteca comunale di Gaiarine), nella frazione di Campomolino, ha contenuto a stento il numeroso pubblico accorso per l’inaugurazione della mostra fotografica “Mai avere paura di avere coraggio” (aperta fino al 28 marzo), dedicata alla figura di don Giuseppe Faè (4 marzo 1885 – 1° dicembre 1966), originario proprio di Campomolino.

L’iniziativa è stata pensata a 60 anni dalla morte del sacerdote e ha unito le diverse comunità di Gaiarine e Sarmede, dove ha operato, senza dimenticare i 12 anni da parroco condotti anche a Corbanese (dal 1912 al 1924), frazione del Comune di Tarzo.
La mostra è inserita all’interno della rassegna “Oltre – Incontri sulla via della Croce“, prevista a Gaiarine fino al prossimo 27 marzo, organizzata dall’Unità pastorale e dall’associazione La Corrente. Tutto con il patrocinio di Comune, Provincia di Treviso e Regione Veneto.

La mostra prende il nome da uno dei detti tipici del sacerdote e ha visto la presenza del sindaco di Gaiarine Diego Zanchetta, del primo cittadino di Sarmede Larry Pizzol, del consigliere regionale Sonia Brescacin, del parroco di Montaner don Mauro Cettolin e don Fabrizio Casagrande dell’Unità Pastorale di Gaiarine. […]
“La mostra è legata a una figura importantissima: don Giuseppe fu fondamentale a Montaner, perché molto vicino alla comunità – ha affermato il sindaco di Sarmede Larry Pizzol – Lo spartiacque fu quel marzo 1944 in cui venne incarcerato con la sorella Giovanna. Ha donato la sua vita per la crescita della comunità”.

A presentare l’inaugurazione è stato Michele Gottardi, presidente del Comitato Biblioteca di Gaiarine (promotore della mostra con la parrocchia di Montaner), che conta al suo interno Erika Buso, Fortunata Carlet, l’assessore alla Cultura Valentina Pezzin e Lara Corsini, la quale si è occupata da vicino di tutta la rassegna Oltre. […]
A ricostruire le tappe della biografia di don Faè è stato don Alessio Magoga, direttore dell’Azione.
Nato a Campomolino, all’interno di una famiglia di quattro fratelli, don Giuseppe Faè venne ordinato sacerdote nel 1909 e partecipò alla Prima guerra mondiale come cappellano militare degli Alpini, rifiutando di ricevere i gradi.
Sensibile verso le persone più umili e fragili, nel primo dopoguerra divenne direttore del settimanale diocesano “L’Azione” dal 1922 al 1926. Nel 1922 divenne anche segretario della giunta delle associazioni cattoliche, realtà di cui andò a ricoprire anche la posizione di presidente nel 1924.

Gli anni da direttore dell’Azione coincisero con il periodo complesso segnato dall’ascesa al potere del Fascismo: se da un lato era difficile poter fare degli interventi politici sulla stampa, dall’altra don Faè invitò Benito Mussolini proprio da quelle pagine a prendere le distanze dalle parole pronunciate dall’onorevole Roberto Farinacci, il quale sosteneva l’operato degli squadristi fascisti.
Questo lo portò verso uno spiacevole episodio: il 1° novembre 1926 don Faè, assieme ad altri sacerdoti e laici, venne portato in piazza a Vittorio Veneto, dove il gruppo fu oggetto di insulti e di sputi da parte degli squadristi.
Da lì non fu più il direttore dell’Azione e nel 1927 venne inviato “in confino ecclesiastico” (una sorta di confino cautelativo, al riparo da critiche e altri episodi del genere) a Montaner.

In quel luogo il sacerdote si spese totalmente per le esigenze della comunità, sia a livello sociale che pastorale, occupandosi della costruzione dell’asilo “San Giovanni” (inaugurato nel 1942 e poi ampliato con la costruzione di un teatro e di un orfanotrofio attivo fino ai primi anni Cinquanta) e della realizzazione dei servizi essenziali.
Al suo fianco c’era la sorella maggiore Giovanna, quest’ultima impegnata nell’attività di catechismo ed educazione delle ragazze. […]
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La mostra dedicata a Mons. Faè sarà aperta fino al 28 marzo, il martedì e giovedì dalle 15 alle 19, il venerdì dalle 8.30 alle 13.30, sabato 14 marzo e sabato 28 marzo dalle 15.30 alle 18.00.
EDITORIALE: “Mai paura de ‘ver corajo”
In occasione dei 60 anni della morte di don Giuseppe Faè, “don Galera”

14/03/2026 – Alessio Magoga
L’espressione appartiene alla figura originale e straordinaria di don Giuseppe Faè, direttore de L’Azione dal 1922 al 1926, presidente della Giunta di Azione cattolica negli stessi anni e poi parroco di Montaner (d’Italia) fino alla sua morte, sopraggiunta nel 1966, esattamente sessant’anni fa. A “don Galera”, così chiamato per i suoi trascorsi prima in carcere e poi al confino in Seminario a Vittorio Veneto a motivo del suo impegno nella Resistenza tra il ’44 e il ’45, è dedicata una mostra che sarà inaugurata venerdì 13 marzo a Campomolino, dove nacque il 4 marzo 1885, ed intitolata proprio: “Mai avere paura di avere coraggio”.
L’espressione è alquanto paradossale, com’era nello stile di don Faè. Gioca sulla tensione tra paura e coraggio, quasi rovesciando il senso delle parole. Ma soprattutto dice la forza e il coraggio straordinari che animarono l’intera vita di don Faè, dagli anni del suo impegno nel settimanale diocesano fino ai quarant’anni di ministero come parroco nella comunità di Montaner.
Non ho avuto modo di conoscerlo direttamente, per ovvi motivi anagrafici. Ne ho però raccolto gli echi da testimoni che lo conobbero personalmente e che me ne hanno parlato sempre con profonda gratitudine e ammirazione. Ordinato sacerdote nel 1908, partecipò alla Prima guerra mondiale come soldato semplice: un’esperienza che lo scosse profondamente e acuì in lui la sensibilità e l’attenzione verso i problemi sociali. Guidò il settimanale diocesano in un tempo difficile, i primi anni Venti, segnati dall’ascesa inarrestabile del fascismo. Pagò duramente le sue posizioni “tiepide”, e in alcuni momenti critiche, nei confronti del nuovo regime, che alla prima occasione si vendicò su di lui e su altri preti e laici considerati scomodi dal potere emergente. Non si può tacere l’episodio dell’esposizione al pubblico ludibrio che dovette subire, lui insieme ad altri preti e laici, nel novembre del 1926, in piazza a Vittorio Veneto.
Dopo quell’episodio dovette lasciare la direzione de L’Azione e fu inviato a Montaner: forse per proteggerlo, forse anche per metterlo in condizione di non nuocere. Montaner era una comunità allora povera e, come molte all’epoca, segnata da varie forme di privazione, non solo economica ma anche culturale e sociale.
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Don Faè e la sorella Giovanna





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